Da oltre un mese la politica del “Zero Covid” perseguita dal Partito Comunista Cinese ha trasformato la provincia di Shanghai in un vero e proprio Lager per i suoi 25 milioni di abitanti, suscitando per la prima volta nell’obbediente popolazione orientale, aperta resistenza e protesta nei confronti del regime.

Praticamente tutti gli abitanti sono agli arresti domiciliari nelle proprie abitazioni, senza possibilità di uscire nemmeno per fare la spesa o per i medicinali. Il rifornimento di cibo per i cittadini è diventato un problema dovendo fare affidamento sui funzionari del governo che a volte non vi provvedono. La gente reclusa in casa, segnala che i negozi alimentari online notificano sempre più spesso che le merci sono esaurite. Girano diversi video su twitter di cinesi allo stremo che gridano per la fame dai balconi, protestando contro il “blocco indefinito” al passaggio delle autorità (atteggiamento impensabile in Cina fino a poco fa).

Tutto questo accade poiché le autorità hanno contato quasi 20.000 casi di positivi al tampone Covid (praticamente tutti asintomatici) nella sola Shanghai mercoledì scorso, quasi eguagliando il numero per tutta la Cina del giorno prima. I casi sintomatici sono saliti a 322, rispetto ai 311 del giorno prima, mentre la stragrande maggioranza dei casi non ha mostrato sintomi. Le autorità locali hanno contato più di 70.000 casi dal 1 ° marzo

Shanghai è la metropoli più popolosa della Cina, il suo cuore commerciale scintillante. È sede di una vivace classe media e di molte delle élite imprenditoriali, culturali e universitaria della Cina. Una alta percentuale di cinesi con istruzione straniera vive a Shanghai e qui si concentra il reddito pro capite più alto del paese. Anche in un paese in cui il dissenso è pericoloso, molti hanno da tempo trovato il modo di chiedere la reattività del governo e di avere voce in capitolo sulla propria vita.

Mentre la carenza di cibo peggiora, i contenitori pieni di alimenti surgelati e sostanze chimiche si stanno accumulando nel più grande porto di Shanghai mentre il blocco della città e i test sui virus impediscono ai lavoratori di raggiungere le banchine per raccogliere le scatole, secondo Bloomberg.

Naturalmente, Shanghai non è l’unica parte della Cina alle prese con blocchi e restrizioni, come la provincia di Jilin nel nord

Fonte: BBG

Peggiore è la sorte di chi viene trovato positivo, internato in campi di concentramento, come il nostro padovano Alessandro Pavanello, prelevato da casa e rinchiuso nelle prigioni-quarantena Il centro in cui Alessandro si trova da tre giorni (leggi qui la sua esperienza) è una gigantesca ex area expo, al cui interno sono state stipate centinaia di brandine da campo. Le persone vivono in una condizione di totale promiscuità, senza docce e con servizi igienici sporchi ed in comune.

Alessandro racconta la sua storia su istagramm da cui abbiamo tratto questa foto in cui mostra come si deve lavare i capelli con una bacinella sotto il lavandino

quarantena a shanghai

Di Rolando Furiosi

Specialista in economia e ambiente, ho lavorato per illustri aziende del settore termico industriale e domestico e ho collaborato alla stesura di importanti testi scientifici. Nel tempo libero sono appassionato di barche a vela e adoro compiere lunghe passeggiate lungo gli argini dei canali di campagna, possibilmente nelle giornate secche.

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