L’Agenzia delle Entrate avvalendosi dell’art. 22 DL n. 78/2010 ricostruisce il reddito presunto di ciascun contribuente mettendo a confronto importi dichiarati attraverso l’Anagrafe Tributaria e importi spesi.
Lo scopo è determinare sinteticamente il reddito del contribuente sulla base della sua capacità di spesa. Basta uno scostamento del 20% fra reddito dichiarato e spese sostenute per mettere il contribuente nella platea dei soggetti passibili di controllo.

Voci di spesa controllate
“Per quanto riguarda gli elementi di spesa indicativi di capacità contributiva e contenuto induttivo, l’elenco delle voci di spesa analizzate dal Fisco, indicate nella Relazione illustrativa sul decreto MEF con il dettaglio completo e le regole operative, sono riconducibili alle seguenti macro-categorie:

1.  consumi (generi alimentari, bevande, abbigliamento e calzature; abitazione; combustibili ed energia; mobili, elettrodomestici e servizi per la casa; sanità; trasporti; comunicazioni; istruzione; tempo libero, cultura e giochi; altri beni e servizi);
2.  investimenti (immobiliari e mobiliari);
3.  risparmio;
4.  spese per trasferimenti.

Il dettaglio delle diverse voci di spesa è dunque ampio, spaziando dai beni di largo consumo, a quelli per mutuo, affitto, utenze e collaboratori domestici, da farmaci e visite mediche ad auto e moto (assicurazione, bollo, pezzi di ricambio), da imbarcazioni, camper e aerei (sempre in relazione a tutte le spese sostenute, anche di assicurazione bollo, rimessaggio) al trasporto pubblico, dalla telefonia ad istruzione e tempo libero (compresa pay tv e sport), da previdenza e assicurazioni ad estetica e cura della persona (parrucchiere, barbiere), accessori, viaggi. Sono comprese anche voci come l’assegno periodico al coniuge. C’è anche un capitolo a parte per risparmio e investimenti.”
(Fonte PMI.it Redditometro, le voci di spesa su cui scattano i controlli – PMI.it)

Ricordiamo che Agenzia Entrate e Guardia di Finanza possono avvalersi di una molteplicità di fonti per computare le spese del contribuente, compresi i post sui social network.
Uno degli aspetti più assurdi di questa normativa consiste nell’escludere i legittimi risparmi del cittadino per ricostruire la capacità di spesa.
Sarà onere del contribuente colpito da accertamento dimostrare che l’eccesso di spesa rispetto ai guadagni deriva da risparmio, da redditi diversi da quelli del periodo di imposta, da redditi di altri contribuenti.

Redditest: le simulazioni mostrano i casi di incoerenza

Di Rolando Furiosi

Specialista in economia e ambiente, ho lavorato per illustri aziende del settore termico industriale e domestico e ho collaborato alla stesura di importanti testi scientifici. Nel tempo libero sono appassionato di barche a vela e adoro compiere lunghe passeggiate lungo gli argini dei canali di campagna, possibilmente nelle giornate secche.

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