Riscaldamento Globale

Secondo l’Intergovernmental Panel in Climate Change la più urgente crisi ambientale è il cambiamento climatico. Esso rappresenta una sfida centrale per lo sviluppo umano e riguarda già i nostri giorni.

Nel Sesto Rapporto di valutazione dell’IPCC, sul quale hanno variamente collaborato 234 scienziati di 195 paesi diversi, Tutti gli indicatori climatici sono preoccupanti.

Essi sono l’innalzamento di temperatura del pianeta, cresciuta ad una velocità che non ha pari negli ultimi 2000 anni, l’innalzamento del livello dei mari, concentrazione dei più importanti gas serra in atmosfera, più alta rispetto agli ultimi 2 milioni di anni.

Le conseguenze, l’aumento di episodi e di intensità di fenomeni meteorologici estremi come la siccità, precipitazioni estreme, tornadi, acidificazione delle acque, maggiore probabilità di pandemie, riduzione della resa agricola, migrazioni climatiche.

Se non verranno messe in atto azioni di mitigazione più incisive, l’IPCC  stima che il crollo del PIL per i paesi del G7 sarà al 2050 il doppio di quanto sperimentato durante la pandemia,  senza alcuna possibilità di rimbalzo post-crisi.

L’allarme si basa su delle stime che questo organismo ha fatto:

Aumento dal 1880 al 2020 della temperatura media globale di circa +1.2°C°, livello molto vicino al limite di allarme di 1.5°C, oltre la quale gli impatti climatici sulla civiltà sarebbero devastanti. Il decennio 2011-2020, è stato il più caldo di tutti ed il 2020 è stato fra i tre anni più caldi, dopo il 2019 e il 2014.

Le emissioni di gas climalteranti di origine antropogenica sono la causa unanimemente riconosciuta del cambiamento climatico e sono in continuo aumento: nel giugno 2021 la stazione di rilevamento di Mauna Loa nelle Hawaii ha rilevato una concentrazione di CO2 in atmosfera pari a 419,13 ppm, circa 1.5 volte il livello preindustriale.

Guarda il video su Twitter

IPCC su Twitter: “The #IPCC released its latest #ClimateReport today, #ClimateChange 2021: the Physical Science Basis. “The role of human influence on the climate system is undisputed.” – Working Group I Co-Chair @valmasdel Report ➡️ https://t.co/uU8bb4inBB Watch the video, 🎥 ⬇️ https://t.co/hZOSU1xWQR” / TwitterIPCC: allarme riscaldamento globale in corso

Ma senza uno sforzo enorme di riduzione delle emissioni potrà essere superato anche l’obiettivo di contenimento dell’aumento della temperatura media terrestre entro i + 2°C (rispetto all’età preindustriale) entro il 2100.

Le ondate di calore diverranno intollerabili per molte specie fra le quali quella umana, poichè scombussoleranno anche i cicli delle stagioni. Avremo stagioni calde molto più lunghe ed intense e quelle fredde più corte, che causeranno nuove malattie e danni all’agricoltura.

Durante le restrizioni feroci del 2020. il cosiddetto lockdown, si è registrata una importantissima riduzione delle emissioni di gas serra, mai sperimentata prima. Eppure non ci sono stati effetti sulla concentrazione di CO2 in atmosfere e – conseguentemente – sul riscaldamento globale: ciò significa che per poter avere effetti reali serve ripensare completamente l’economia, il modo di produrre e di consumare.

Secondo il Climate Report dell’IPCC “Il peggio deve ancora venire e a pagarne il prezzo saranno i nostri figli e nipoti, più che noi stessi“.

La strada per evitare per evitare ciò è dimezzare le emissioni di gas serra entro il 2030 per portarle ad uno zero netto entro il 2050. Con una particolare attenzione al metano, che viene individuato dal report come un gas serra particolarmente critico ai fini del riscaldamento climatico.

Tutte azioni con la finalità di permettere l’adattamento dell’Uomo e della sua economia ai cambiamenti che sono in atto.

E se l’Ipcc individua a + 1,1°C l’incremento di temperatura media registrata rispetto al periodo pre-industriale, secondo la National Oceanic and Atmospheric Administration lo scorso giugno (ultimo mese con misurazioni ufficiali ad oggi disponibili) si registrava già un aumento sulla terrafermsa di + 1,4°C, con un decennio di anticipo sulle previsioni.

Gli indicatori individuati dal Rapporto segnalano che ci stiamo velocemente avvicinando al punto di non ritorno, oltrepassato il quale i cambiamenti in atto renderanno irreversibili le degredazioni degli ecosistemi in atto (perdita di specie animali ed antropizzazione di molte regioni del globo).

L’aumento del livello dei mari comporterà importanti rischi per chi abita le aree costiere, visto che l’aumento è previsto all’anno 2100 di 0,32-0,62 metri (nello scenario con emissioni ridotte) ed una crescita di 0,63-1,01 metri senza riduzioni. Non possono tuttavia essere esclusi scenari ancora peggiori come la crescita di “2 metri entro il 2100 e 5 metri entro il 2150 in uno scenario di emissioni molto elevate (SSP5-8.5), a causa della profonda incertezza nei processi di scioglimento della calotta glaciale”. Gli aumenti di temperature perdureranno “da secoli a millenni, a causa del continuo riscaldamento delle profondità oceaniche e che con molta probabilità rimarrà elevato per migliaia di anni. Nei prossimi 2.000 anni, il livello medio del mare aumenterà di circa 2-3 metri se il riscaldamento è limitato a 1,5 gradi centigradi, da 2 a 6 metri se limitato a 2 gradi e da 19 a 22 metri con un riscaldamento di 5 gradi”.

Grafico innalzamento temperature globali - V° Report IPCC
Grafico innalzamento temperature globali – V° Report IPCC

 

Fact_sheet_AR6 (leggi il 6° rapporto dell’IPCC)

 

fonte: ( IPCC Sixth Assessment Report)

Di Rolando Furiosi

Specialista in economia e ambiente, ho lavorato per illustri aziende del settore termico industriale e domestico e ho collaborato alla stesura di importanti testi scientifici. Nel tempo libero sono appassionato di barche a vela e adoro compiere lunghe passeggiate lungo gli argini dei canali di campagna, possibilmente nelle giornate secche.

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